Come scegliere un impianto CTP?

Il mondo dei CTP è una giungla in cui è facile perdere l’orientamento. Eccoti 7 punti fondamentali che devi assolutamente considerare se pensi di iniziare a produrre internamente i cliche digitali.

Probabilmente è da molto che progetti di produrre internamente clichés digitali e lavorare in modo autonomo. Non dover più dipendere da terzi, lasciarsi alle spalle tutti i problemi legati alle pellicole o finalmente smantellare la tua vecchia fotounità, che da sola ti costa come un’auto sportiva… scenario allettante!

Ma quando cominci a guardarti intorno per capire come si arriva a questa terra promessa, scopri che ci sono tantissimi impianti diversi e mille domande ti frullano nella mente, rallentando la decisione finale: come si caricano le lastre sul tamburo del CTP? Posso incidere formati più piccoli? La velocità di incisione cambia per i formati più piccoli? Che software servono? Quanto incidono i costi di manutenzione e assistenza? …

Sono domande importanti, su cui vuoi fare assoluta chiarezza perché vuoi essere sicuro di scegliere l’impianto migliore, il più performante, ma anche quello che si adatta meglio alle esigenze della tua produzione.

Non è una scelta facile, lo so. Ma niente paura, sono qui per questo! Eccoti la bussola che stavi cercando per trovare la macchina giusta per te.

#1 Come si caricano le lastre sul tamburo del CTP?

Come avrai scoperto durante le tue ricerche, con i principali CTP in commercio dovresti rivestire il l’intera circonferenza del tamburo con il cliché per agganciare la lastra alle pinze di tenuta. Solo in questo modo gli impianti garantiscono prestazioni ottimali in incisione. Quando invece vuoi incidere una lastra di dimensioni più piccole, ti accorgi di un piccolo inconveniente: devi rallentare drasticamente la velocità di rotazione del cilindro e usare il nastro isolante lungo tutta la circonferenza del tamburo per garantirne il fissaggio. Ci sono CTP che hanno invece come dotazione standard un comodo sistema “curva-e-blocca”, cioè un sistema costituito da una pinza di bloccaggio fissa e una mobile da posizionare sulla coda della lastra. In questo modo, la tenuta è garantita anche per le lastre di piccolo formato… senza dover impacchettare il tamburo nel nastro isolante. Per l’operatore questo significa non dover più perdere tempo nel montaggio della lastra: una volta fissata direttamente sul tamburo, il gioco è fatto! Il sistema “curva-e-blocca” ti semplifica la vita con molti tipi di lastre diverse, ad esempio quelle dry-offset base acciaio.

#2 Se devo rifare un solo colore, devo aspettare altre commesse o posso incidere lastre più piccole?

Con i principali CTP in commercio, purtroppo devi aspettare: se non hai grosse produzioni giornaliere ti tocca mettere insieme un numero sufficiente di lavori per riempire lastre intere prima di poter incidere. Sia che tu sia un produttore medio sia che tu sia un piccolo etichettificio, è importante scegliere un ctp che ti consenta di incidere anche lastre di piccolo formato. [e magari senza dover aggiungere costosissimi optional!] Ci sono CTP che supportano formati minimi di 10×10 cm. Questo è importante perché ti permette di gestire anche singoli file o singoli colori riducendo sfridi e inutili costi all’azienda. Vediamo ora una questione che sicuramente ti sta molto a cuore…

#3 La velocità di incisione cambia per i formati più piccoli?

Ancora una volta, per la maggior parte dei CTP la risposta è sì, la velocità di rotazione del cilindro si riduce drasticamente con i formati più piccoli. Ma anche in questo caso, ci sono macchine il cui tamburo si bilancia automaticamente a seconda delle dimensioni e dello spessore della lastra da incidere e mantiene sempre la massima velocità di scrittura. Risultato? Lavori sempre a pieno regime e risparmi tempo.

#4 E cosa devo fare per posizionare la lastra nel posto giusto?

Niente di particolare, in realtà, se hai il CTP giusto. I CTP di nuova generazione, grazie a speciali sensori che determinano la posizione e la dimensione della lastra, bilanciano automaticamente il tamburo e l’operatore può davvero tirare un sospiro di sollievo.

#5 Qual è la corretta risoluzione da scegliere?

Ci sono CTP che con dotazioni standard lavorano a 2400 DPI circa. Per avere risoluzioni più alte bisogna richiedere versioni più accessoriate. Per essere sicuro di scegliere il meglio che il mercato può offrire, chiedi un CTP che lavori a 4000 dpi già nella versione standard, senza necessità di costosi upgrade. E se ti prendono per pazzo, dicendoti che non è possibile che una sola macchina riunisca in sé tutte queste funzionalità, tu saluta e continua la ricerca perchè stai parlando con il fornitore sbagliato.

#6 Che software servono?

Per la maggior parte degli impianti CTP sul mercato anche i flussi di lavoro sono opzionali e ovviamente fanno lievitare i costi. Quello che ti serve è un CTP che venga fornito già con il suo RIP integrato che può essere interfacciato direttamente ai workflow dei clienti e che permette la produzione di file TIFF a 1 bit.

Siamo quasi alla fine del viaggio e sicuramente il tuo livello di scetticismo è aumentato di risposta in risposta, tanto che a questo punto starai sogghignando amaramente tra te e te: Mi fai davvero così ingenuo? Non c’è macchina che non abbia i classici costi nascosti…

Quindi veniamo subito al dunque:

#7 E quanto incidono i costi di manutenzione e il servizio di assistenza?

Be’, questa è la vera giungla: Ci sono CTP che non richiedono particolari costi di gestione e manutenzione. Tuttavia, ci sono sistemi CTP talmente blindati che, per calibrare un materiale o fare una lieve modifica alle impostazioni sei obbligato a chiamare l’assistenza e pagare l’intervento.
Per fortuna non siamo tutti uguali ma qui, purtroppo, io sono di parte. Cioè mi spiego: quando installo un sistema CTP presto particolare attenzione al training e all’affiancamento dello stampatore nei primi mesi successivi all’installazione. Ci tengo a trasferire tutte le nozioni e i dettagli necessari a gestire in modo autonomo le calibrazioni dei materiali e dei supporti stampa senza la necessità di alcun intervento esterno da parte dei tecnici. Suddivido il training in più volte partendo sì dal CTP ma toccando ogni parte coinvolta in produzione: lastre, anilox (se parliamo di flexo), parametri e supporti di stampa e i singoli operatori. Questo ritengo sia l’aspetto principale da considerare quando si passa ad un sistema CTP perché consente all’operatore di avere chiare le basi per ottenere il massimo dei risultati in stampa e acquisire le competenze per gradi, senza stress.
E’ importante che tu scelga il partner giusto in modo da ridurre al minimo i costi di gestione del CTP e il relativo servizio di assistenza.

Forse ancora non ci credi, ma è davvero possibile trovare un impianto CTP semplice e flessibile, per te che desideri lavorare in modo autonomo e che magari sei già abituato a trovare ogni giorno le soluzioni giuste per la tua produzione. Questi impianti esistono e ora anche tu sai come riconoscerli.

Sono certo che ora avrai le idee più chiare, ma se hai delle domande specifiche, scrivimi qui sotto.
Se hai ancora dubbi, seguimi anche in questo blog. Ho preparato approfondimenti, video e contenuti speciali che ti aiuteranno a capire meglio il mondo CTP.

A presto!

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